| | Il Friuli ha dato i natali a molti poeti importanti. Uno di questi è Pier Paolo Pisolini (1922-1975), noto soprattutto come regista, ma autore di molte poesie in friulano. Un altro è Pierluigi Cappello, che nel 2 007 ha vinto il prestigioso Premio Campiello. Molto meno famoso, ma non meno importante, è Federico Tavan.
Finora è stato ignorato nel resto d'Italia : grazie alla mostra fotografica Federico Tavan, nostra preziosa eresia (Pordenone, 14 settembre-5 ottobre 2008), però, anche la stampa nazionale ha cominciato a parlare di lui.
Il catalogo, pubblicato da Forum (www.forumeditrice.it), contiene le fotografie di Danilo De Marco e testi di vari autori, fra i quali Aldo Colonnello, Anna De Simone e Mario Turello.
Federico Tavan nasce ad Andreis, un paese di montagna in provincia di Pordenone, nel 1949. L'adolescenza è segnata dalla morte della madre, che verrà poi evocata in alcune poesie. Nei primi anni Sessanta Tavan inizia a dare segni d'infermità mentale. Successivamente comincia a scrivere poesie, trovando proprio nei versi un'ancora di salvezza : "Solo la poesia mi ha salvato dal suicidio" dice lui stesso.
I suoi primi testi vengono pubblicati negli anni Ottanta da Aldo Colonnello nei Quaderni del Menocchio : si intitolano Màcheri, Lètera, Cjant dai dalz, La nâf spaziâl. Negli anni successivi vengono pubblicati altre opere, fra le quali Da màrches a madònes (Biblioteca dell'Immagine /Circolo Culturale Menocchio, 1994) e il testo teatrale L'assoluzione (Circolo Culturale Menocchio, 1994).
Dopo Cràceles cròceles, anche questo edito dal Menocchio (2003), le sue poesie vengono incluse in varie antologie. L'opera più recente è Augh ! (Circolo Culturale Menocchio, 2007), un'antologia che comprende alcuni brani inediti e buona parte dei testi pubblicate negli anni precedenti.
Quella di Tavan è una poesia immediata, istintiva, anarchica : una voce fra le più alte e vere della poesia friulana (e italiana). Dimenticata per tanti anni, questa voce comincia finalmente a uscire dai confini regionali per essere conosciuta nel resto d'Italia, e chissà, forse anche in Europa.
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